Maria Elena Silletti

Maria Elena Silletti, Senior UI Programmer in RaceWard, è Game-to-Women

Maria Elena Silletti, Senior UI Programmer in RaceWard, è Game-to-Women

Da piccola aveva due grandi passioni i videogiochi e il disegno. Dopo un percorso in ingegneria informatica e una laurea in informatica per la comunicazione digitale, Maria Elena inizia il suo percorso professionale nel settore dei videogiochi. Oggi in RaceWard Studio è Senior UI Programmer, un ruolo ibrido tra composizione grafica e logica, programmazione e layout, dove può coniugare tutte le sue competenze.

Ci puoi raccontare qual è il percorso che ti ha condotta a lavorare nel settore dei videogiochi?
Da piccola avevo tantissimi interessi e passioni (come ora del resto! Purtroppo, con molto meno tempo a disposizione), ma c'erano due cose su tutte in cui mi perdevo talmente da non sapermi fermare, ovvero i videogiochi e il disegno. Ho sempre cercato di inseguire la curiosità che mi portava a studiarmi da sola qualsiasi lato dell'informatica, dai circuiti, ai componenti, alle schede, fino al software e agli applicativi più disparati, iniziando dalle riviste che comprava mio padre, per poi perdere giornate intere a riparare PC o installare driver. Ho dovuto solo mettere insieme il tutto!
Una volta che il percorso di studi mi ha consentito la scelta dopo il liceo, ho intrapreso prima tre anni di ingegneria informatica al Politecnico di Milano. Ho poi capito che volevo focalizzarmi maggiormente sulla parte software per approfondire come un videogioco poteva essere progettato e da chi. Ho quindi optato per l'indirizzo di informatica per la comunicazione digitale dell'Università Statale di Milano, seguendo in parallelo anche i corsi della specialistica di entrambe le università, solo per imparare a progettare un videogame! Il mio indirizzo mi ha anche permesso di sviluppare un occhio grafico oltre alla preparazione sulla programmazione. E alla fine, eccomi qui.

Qual è il tuo ruolo all’interno di RaceWard Studio?
Il mio ruolo è un po’ difficile da spiegare! Anche perché è abbastanza sconosciuto ai più, essendo la UI (User Interface) un campo molto giovane e in forte espansione in questi anni. Il mio titolo è Senior UI Programmer, nella pratica mi occupo di mettere insieme il lavoro di più dipartimenti (design, arte e naturalmente programmazione) nella composizione di tutte le schermate di interfaccia di gioco, ovvero dai menu all'interfaccia in game, dando la possibilità all’utente di interagire con il gioco e comprenderlo più a fondo. Abbraccia un po' quello che io sono, un ibrido tra composizione grafica e logica, tra programmazione e layout, e coordino insieme a tutto il team le richieste di fattibilità e di composizione che presenta.

Pensi che il fatto di essere in Italia abbia influito o stia influendo in qualche modo sul tuo lavoro?
Sicuramente la realtà italiana presenta un panorama tutto suo, diverso dalle situazioni negli altri paesi. Mi è capitato più volte di valutare di andare a lavorare all'estero, dove le opportunità sono maggiori (penso a paesi dove la richiesta è altissima come l'Inghilterra o i paesi scandinavi) e dove la crescita a livello di carriera è anche molto veloce. Ho però sempre scelto di restare in Italia, e ho scoperto che il valore aggiunto della mia scelta fosse la presenza di colleghi con grande talento con cui ho potuto condividere tante cose del mio piccolo zainetto culturale. La nostra nazione vanta tantissimi talenti artistici e culturali, ne ho fatto tesoro nel lavoro di tutti i giorni mantenendo un occhio artistico a ciò che costruisco con le interfacce. Grazie a loro, ho potuto usufruire di una grande esperienza e conoscenza, in tutti i campi lavorativi attraversati. Non, tuttavia, senza sforzi: per farlo non mi sono mai tirata indietro e ho inviato curriculum praticamente in tutte le aziende italiane! Ho solo voluto crederci.

Nel tuo percorso professionale hai avuto modo di collaborare con diversi studi di sviluppo italiani. Come vedi il futuro dell’industria videoludica nel nostro Paese?
Già dall’inizio sapevo che crescere nel panorama italiano non sarebbe stato facile, per via dei ritardi maturati dal nostro mercato rispetto a quelli più virtuosi. Tuttavia, ho incontrato persone che desideravano provare a migliorare il nostro ambiente, ad attrarre sempre più investitori nel nostro paese, cercando di sviluppare una cultura videoludica che non sia solo di svago e di intrattenimento, ma anche testimone di un bagaglio culturale e artistico importante come quello Italiano. Alcune di queste persone hanno iniziato a riuscire nelle loro imprese e questo ha fatto crescere in me la convinzione che il nostro Paese stia finalmente andando verso una vera e propria rivoluzione. Penso che il futuro dell’industria videoludica italiana stia ora puntando nella giusta direzione, seppur ci sia ancora tantissimo da fare. Ci sono sempre più persone coinvolte nella produzione e molti team di sviluppo indie stanno raggiungendo una dimensione aziendale, più strutturata e capace di espandersi, contribuendo alla creazione di opportunità di lavoro. L’interesse si sta finalmente espandendo anche a livello istituzionale, nella definizione del settore lavorativo per la crescita della nostra industria, forse per troppo tempo rimasta sconosciuta nel panorama della politica. Solo continuando in questa direzione potremo davvero sognare in un prossimo futuro di portare i nostri valori e talenti all’attenzione dei giganti del settore e dei mercati mondiali.

Quali sfide hai incontrato nel lavorare a un titolo simulativo di corse su due ruote come RiMS Racing?
La sfida più grande di questo gioco è stata approfondire conoscenze molto specifiche sul mondo delle due ruote, trattandosi di un titolo molto "tecnico" dove uno dei punti di forza è proprio la personalizzazione dei vari componenti. Ho imparato tantissimi termini e nozioni, creando insieme al mio super team menu dettagliatissimi e completi di animazioni e suoni dal vivo, che un amatore del genere avrà apprezzato provandolo.

Che consigli condivideresti con le ragazze e i ragazzi che vogliono lavorare in questo settore?
Ho visto tante persone di talento tra i miei colleghi e amici, che hanno una grande passione per il mondo videoludico e vorrebbero intraprendere questo percorso, ma hanno preso strade diverse dalla mia a seguito di una scelta di vita, o per non essere riuscite a cogliere l’occasione al momento giusto, o, come troppo spesso è accaduto, per non aver creduto abbastanza nelle loro capacità. Vorrei dire a tutte quelle persone che in questo momento si trovano nello stesso mood: provateci. Non smettete di mandare i vostri CV in cui vi presentate esattamente per come siete, per lasciare che l’azienda capisca il motivo per cui avrà bisogno di voi. Non abbiate timore di rifiuti in sede di colloquio, o di qualsiasi altra difficoltà che vi si pari davanti. Dovete essere oltre quegli ostacoli, oltre quelle barriere che spesso ci costruiamo noi per primi, per paura. Abbiate la voglia di mangiarvi il mondo. E anche le altre persone lo sentiranno.