Sonia D’Angelo

Sonia D’Angelo, giocatrice del team Samsung Morning Stars Athena, è Game to Women

Sonia D’Angelo, giocatrice del team Samsung Morning Stars Athena, è Game to Women

Come si diventa pro-player? Come sono visti gli esports in Italia e quali consigli condividere con chi vuole diventare giocatore professionista? Ne abbiamo parlato con Sonia D’Angelo, atleta del primo team italiano femminile di Rainbow Six Siege e, in parallelo, in prima linea sull’emergenza Covid-19.

Come mai hai deciso di intraprendere la carriera di pro-player?
Personalmente non ho mai deciso di intraprendere questa strada, ma è stata questa strada che mi si è aperta davanti e io ho deciso di non ignorarla. Inizialmente non pensavo di arrivare a un punto del genere, semplicemente avevo la passione per il gioco, mi sentivo competitiva nell'ambito del gioco stesso, ma non pensavo che questo potesse diventare un qualcosa di più grande, che ci fosse un’organizzazione predisposta a rappresentare anche un team femminile: quindi è stato qualcosa che è arrivato e che ho colto, non è stata una decisione personale.

Quali sono state le basi su cui ha poggiato il percorso che ti ha portato nel team Samsung Morning Stars Athena?
La passione per il gioco e per il titolo stesso, l'amicizia che ha unito tutte noi del team e anche il team Samsung Morning Stars che ci ha dato l'opportunità di far parte di questo progetto e di permetterci di portare la nostra passione a un livello successivo che, sicuramente era ambito, ma che fino ad allora non pensavamo fosse un traguardo raggiungibile.

Pensi che il fatto di essere in Italia abbia influito in qualche modo sulla tua esperienza?
Sì, sia in modo negativo che positivo. Negativamente perché gli esports in italia non sono ancora molto conosciuti, non sono qualcosa di cui si sente parlare tutti i giorni, anzi, sono qualcosa a cui adesso tutti i giovani e non si stanno affacciando. Positivamente perché, nonostante questa problematica, nonostante ci sia questo svantaggio, c'è anche il fatto che in Italia sia nato il primo team femminile di Rainbow Six Siege e io non posso che essere contenta di farne parte.

Fai parte della prima squadra tutta al femminile in Italia, quali sfide hai incontrato e incontri nel muoverti in un ambiente ancora prevalentemente maschile?
C'è sicuramente una certa discriminazione: nessuno dà credito a un team di sole ragazze, si pensa spesso - e anche in modo sbagliato - che le ragazze non siano in grado di giocare in modo competitivo come fanno i ragazzi e di conseguenza si ricevono le solite offese che siamo costrette a sentirci a ogni partita.

Quali lezioni hai imparato e vuoi condividere con altre ragazze che vorrebbero seguire il tuo esempio?
Magari il non scoraggiarsi, perché le opportunità a volte bussano alla vostra porta, basta solo saperle cogliere. Non perdete mai la passione per quello in cui credete e fate. Mai perdere la fiducia in sé stesse, datevi sempre un'altra possibilità perché gli ostacoli sono tanti, ma alla fine si può superare tutto, basta saper cogliere le occasioni giuste: a volte bisogna cercarsele, a volte bussano loro alla nostra porta, però sono cose che succedono e basta crederci.

Sappiamo che sei attiva in prima linea in questo momento di crisi, ci sono elementi della tua esperienza di videogiocatrice che ti stanno tornando utili?
Io sono autista soccorritore di 118 a Napoli e, in questo periodo particolare e storico della nostra nazione, sono in prima linea contro il Covid-19. La situazione non è delle migliori, difficile, pericolosa... Non era sicuramente prevista questa cosa. Forse non è stato tanto il mondo video-ludico che mi ha insegnato qualcosa sul mondo reale ma, viceversa, il mondo reale mi ha insegnato qualcosa di utile da implementare nel mondo del gaming. Come dicevo, visto il lavoro che faccio, sono portata a lavorare in team e velocemente e se non lo si fa bene l'intervento non risulta essere efficace: quindi sì, l'esperienza nel mio lavoro l'ho portata nel gioco e nella mia carriera di video giocatrice.

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